You (stagione 1) – Recensione




Anno: 2018 Ideatori: Greg Berlanti, Sera Gamble Cast: Penn Badgley, Elizabeth Lail, Luca Padovan

TRAMA
You segue le vicende di Joe Goldberg (Pen Badgley), responsabile di una libreria dell’affollatissima New York, il cui amore a prima vista per una cliente di nome Guinevere Beck (Elizabeth Lail) si trasforma velocemente in ossessione.



RECENSIONE (senza SPOILER)
L’acquisto da parte di Netflix della serie, già andata in onda lo scorso autunno su Lifetime, pare azzeccato.
La narrazione ci porta all’interno della mente del personaggio principale, Joe, di cui intuiamo fin dalle prime scene all’interno della libreria il carisma travolgente e la mania ossessiva che, durante la stagione, in un crescendo di eventi e colpi di scena, impareremo a conoscere e temere.
Grazie anche alla recitazione impeccabile di Pen Badgley lo spettatore è immediatamente combattuto: Joe è il nostro amichevole vicino di casa, uno stalker, un affabile sconosciuto ma anche e soprattutto una persona mentalmente instabile.
Al suo fascino non resiste Beck, ignara cliente della libreria.
Guinevere è un personaggio singolare, un passato difficile, impegnata fino al collo per i suoi studi di letteratura e preoccupata per il conto al verde ma capace di mantenere una facciata da prodigio sociale, sempre online e pronta ad assecondare le superficialissime amiche.
L’analisi psicologica dei personaggi è consistente e diversi espedienti narrativi ci permettono di conoscere meglio le storie dei personaggi principali e secondari.
Le opinioni sono costrette a cambiare e ad evolversi, guidate da una regia molto attenta ai dettagli e alle tempistiche, in un climax di suspance che culmina inevitabilmente con la condanna “BlackMirroriana” dei tempi che corrono.
I temi caldi sono quelli della dipendenza e dello stalking, contornato da una critica non troppo velata all’utilizzo spregiudicato dei social.
Se inizialmente, godendo del punto di vista di Joe stesso, siamo tentati a giustificarne i comportamenti, l’assoluzione diventa impossibile da concedere ma la nostra capacità di distinguere bene e male si offusca, il risultato è un interessante dibattito psicologico su etica e morale, una dicotomia il cui pivot è rappresentato probabilmente da Paco (Luca Padovan), vicino di casa di Joe, trascurato dalla madre e maltrattato dal violento patrigno alcolista.
Il rapporto tra Joe e Paco è puro, Paco sfugge dalla famiglia disfunzionale e trova in Joe un mentore e un amico, questo ci permette di conoscere di Joe la natura più intima, l’eroe nel mostro.
Leggera nota di demerito è la mancata realisticità delle indagini e di alcune dinamiche tra i personaggi che a volte viene messa da parte per favorire la rappresentazione distopica di un mondo in cui la presenza attiva sui social è più importante della vita stessa.
Complessivamente la prima stagione di questo thriller psicologico basato sull’omonimo libro di Caroline Kepnes ha colmato a pieno le aspettative, c’è solo da augurarsi che la seconda stagione, già confermata, non deluda il promettente preludio.
VOTO


















8/10