The Walking dead – Recensione




Anno: 2010-in produzione Ideatori: Robert Kirkman(fumetto), Frank Darabont

TRAMA
La serie televisiva si basa sull’omonima graphic novel, lanciata nel 2003 da Robert Kirkman ed a sua volta, il successo del fumetto è stato incrementato da quello televisivo.
La vicenda di The Walking Dead (dai fan chiamato TWD) è comune, se pur qualche piccola differenza al fumetto e alla serie televisiva. Racconta di un gruppo sopravvissuti, capeggiati da un ex vice sceriffo di nome Rick Grimes, i quali, dopo un’apocalittica ma non meglio precisata epidemia che ha trasformato gran parte dell’umanità in zombie, si aggirano per le campagne della Georgia alla ricerca di rifugio e cibo.



RECENSIONE (senza SPOILER)
Oltre a molteplici richiami alla cultura zombie, TWD si configura come una distopia post-apocalittica e tocca alcuni temi ricorrenti del sottogenere, aprendo interessanti riflessioni sulla possibilità di mantenere valori morali e forme di convivenza politica e civile dopo la fine della società civile.
Il nuovo millennio si è aperto con una zombie renaissance che ha infettato l’intera cultura popolare, inclusa la televisione.
L’idea dello zombie, ossia del morto che si rianima, nata dal vudù haitiano è penetrata nella cinematografia statunitense negli anni Trenta del Novecento, questo nuovo genere di cinema ha avuto un momento di grande popolarità a fine degli anni Settanta, grazie a opere cult come La notte dei morti viventi (1968) di George A. Romero, segnando così l’inizio di una nuova era.
Va tenuto presente che sia il fumetto che la serie televisiva sono ancora in produzione e perciò la trama è aperta. Questo da un lato dà spazio ad un’evoluzione dei paesaggi molto più approfondita di quella tipica degli zombie movie, nello stesso momento consente di osservare, di stagione in stagione, la trasformazione del contesto ambientale; dall’altro, permette l’aggiustamento progressivo di alcune caratterizzazioni e della trama, sulla base delle reazioni del pubblico e della critica.
Un piccolo particolare che si può notare quando si guarda TWD è l’assenza di animali domestici, tranne quelli allevati per essere utilizzati (i cavalli delle fattorie) o mangiati. La mancanza di questo riferimento simbolico suggerisce che capire chi sia ancora umano e chi no è diventato più difficile. Piuttosto che un’opposizione tra buoni e cattivi sembra esserci una continua dissoluzione dell’umano nel non umano. Degli zombie stessi risulta arduo capire se abbiano perduto totalmente memoria della propria umanità, se in loro debba essere riconosciuta una specifica forma di vita, se vanno rispettati perché un tempo erano persone o se invece vanno distrutti senza alcuna pietà.
In questo senso, la dimensione della perdita, nella società post-apocalittica di TWD, si estende dalla perdita di esseri umani alla perdita dell’umanità in quanto tale.

VOTO


















9/10