Ready Player One – Recensione




Anno: 2018 Regia: Steven Spielberg Cast: Tye Sheridan, Olivia Cooke, Ben Mendelsohn, Mark Rylance

TRAMA
2045, il mondo è lasciato a sé stesso e gli esseri umani si rifugiano in Oasis: un universo virtuale che offre infinite possibilità.
Oasis è frutto della mente di Halliday, un genio informatico che con la sua morte ha lasciato un messaggio nel quale spiega di un easter egg che darà il controllo del gioco a chiunque lo troverà.
Wade è un ragazzo sulla ventina, che ha perso i genitori durante l’ultima crisi economica, pronto a tirare fuori tutte le sue capacità.
Ma Oasis ormai non è più un gioco e in questa sfida c’è in ballo l’economia mondiale, la vita delle persone, e il futuro della società.



RECENSIONE (senza SPOILER)
Dopo il dubbio successo di The Post Spielberg è tornato a far vedere di che pasta è fatto.
C’è da dire che il tipo di film è pane per i denti del regista, come la storia ci ha più volte dimostrato.
Ready Player One appartiene a quel genere che forse non tutti apprezzano, ma forse tutti se ne dovrebbero interessare. Perché la trama è ambientata nel 2045, e non sarebbe così assurdo pensare che possa accadere qualcosa di simile.
Ovviamente, per gli amanti del genere la pellicola è l’equivalente psicologico di un massaggio alle tempie.
Le citazioni e i riferimenti agli elementi della cultura pop sono innumerevoli: in prevalenza riguardano videogiochi, ma anche film, cartoni animati, giocattoli, fumetti e così via.
La storia scorre senza intoppi e non ci si annoia veramente mai.
Inutile parlare della qualità degli effetti speciali, nel 2018 è quasi scontata, specialmente considerando il budget proposto per il film (175 milioni di dollari).
Sebbene possa sembrare il tipico popcorn-movie fatto per il grande pubblico, Ready Player One offre grandi interpretazioni e accorgimenti, oltre alle citazioni e ai riferimenti della cultura popolare.

Insomma, vale la pena vederlo? Si, se vi interessa capire che strada sta prendendo il mondo, o anche solo se cercate puro intrattenimento.

ANALISI (con SPOILER)
Come lo stesso protagonista ci informa, il mondo nel quale vive è ormai insipido e in grande crisi.
Il motivo è che la gente ha smesso di preoccuparsi dei problemi che affliggono la società e quindi anche di affrontarli.
Non si tratta dunque di condizioni insuperabili, ma semplicemente di mancato interesse da parte del genere umano.
E perché preoccuparsi quando si può “vivere” in un mondo che offre così tante possibilità ed un’infinità disomogenea di mondi?
Oasis è stato creato e reso pubblico nel 2027 da James Halliday, un genio informatico, e dal suo caro (ed unico) amico Ogden Morrow. I due informatici hanno grande fascino e carisma agli occhi della società (Halliday in particolare) e ricordano, senza troppa fantasia, figure esistenti che noi tutti conosciamo.
Ma questo l’abbiamo già visto in molti film e romanzi che vogliono analizzare la realtà nella quale viviamo. La “killer-feature” di questo film (come direbbe uno sviluppatore software) è come tutta la vita di Halliday venga studiata e quanto essa sia influente nella storia e nella società fittizia dell’opera.
La stessa vita dell’informatico diventa parte della cultura pop: la gente è a conoscenza di ogni suo gusto, preferenza, idea.
Wade Watts (parzival in Oasis) è un ragazzo del ghetto affascinato dalla vita del celebre sviluppatore, e sarà proprio questa passione ad aiutarlo a superare la prima delle tre sfide proposte per vincere l’easter egg.
Samantha è una ragazza che ha perso il padre in un “centro fedeltà”: una specie di campi di concentramento dove le persone vengono obbligate a vivere e lavorare dentro Oasis.
I centri fedeltà sono di proprietà della IOI, la società fondata da Nolan Sorrento, che punta ad avere il controllo di Oasis per inserirvi pubblicità e trovarne un guadagno economico.
Guidati da ragioni diverse, ma comunque concordanti, i due giovani lottano per liberare completamente Oasis da minacce come l’IOI.
Per superare le sfide è quindi fondamentale conoscere tutti i dettagli della vita del noto sviluppatore, ogni esperienza vissuta ed emozione provata possono risultare utili.
La prima impressione è quella che James sia veramente troppo egocentrico e che abbia creato queste sfide per rimanere sulla bocca delle persone anche post-mortem.
Scorrendo il film ci si rende conto però che quello che viene evidenziato per superare le prove sono i suoi errori, le sue debolezze, le emozioni che lo rendono umano.
Questa analisi raggiunge il culmine con la prova finale, dove Parzival decide di non firmare l’atto che lo avrebbe reso proprietario della società, perché consapevole del fatto che è un errore che Halliday stesso fece, perdendo di fatto il suo unico e caro amico.
Significativa è anche la scena in cui Nolan arriva ad avere la possibilità di uccidere il protagonista nella realtà mentre egli ha in mano l’easter egg in Oasis.
È una lacrima che esce dal visore di Wade a fermare Nolan, una forte emozione impossibile da riconoscere all’interno del gioco.
Come Halliday stesso afferma alla fine del film, per quanto possa essere bello e coinvolgente Oasis, niente può sostituire la realtà. Perché la realtà è reale, perché c’è sempre un motivo per viverla, perché la realtà è fatta di emozioni.
VOTO


















7.5/10