Pearl Harbor – Recensione




Anno: 2001 Regia: Michael Bay Cast: Ben Affleck, Josh Hartnett, Kate Beckinsale, Alec Baldwin

TRAMA
Rafe è un giovane aviatore americano, pronto a dare tutto per il suo paese nel caso in cui ce ne sia bisogno. La sua vita è pero addolcita dalla sua storia d’amore con Evelyn, un’infermiera militare.
La guerra è già cominciata ma l’America non è ancora ufficialmente parte attiva. L’attacco improvviso da parte dei giapponesi a Pearl Harbor caratterizzerà non solo il futuro dell’America, ma anche quello di Rafe, Evelyn e dei loro amici.
ANALISI (con SPOILER)
Il film è un inno al patriottismo americano tipico degli anni 2000.
A partire dal presidente disabile che si alza in piedi paragonandosi all’intero paese, per passare al maggiore (durante la missione Doolittle) che è disposto ad andarsi a schiantare contro una base militare, fino ad arrivare al Marine nero che rappresenta il riscatto di tutta la comunità afroamericana rispetto alla guerra.
Al patriottismo, Si, perché ciò che invece non ha fatto Michael Bay è stato esaltare la potenza americana: la totale sottomissione dei soldati durante l’attacco a Pearl Harbor (da sottolinearne la spettacolarità e l’attenzione al realismo) può risultare uno strumento per condannare il male gratuito conferito dai giapponesi, ma il rispettivo attacco a Tokyo con 16 aerei (svuotati per maggiore leggerezza e manovrabilità nel decollare) da parte degli americani mostra un paese piuttosto fragile rispetto alla guerra.
Ciononostante questa debolezza apparente conferisce al paese un altro punto a favore (vi è infatti più onore nel vincere soffrendo).
Una nota di importanza merita il triangolo d’amore fra i 3 personaggi principali.
A tratti sembra che la trama primaria, un po’ mascherata, fosse la storia vissuta dall’infermiera e che la guerra fosse solo un concetto di contorno.
Risaltano in particolare gli stati d’animo della ragazza: quando racconta come ha conosciuto il suo uomo alle amiche sul treno, quando scopre che quest’ultimo partirà volontario, alla notizia della presunta morte di Rafe, in ospedale quando si ritrova quasi da sola ad accogliere un’orda di feriti e infine quando vede la bara di Danny uscire dall’aereo, portata proprio da Rafe.
Una prova a favore della teoria che Evelyn sia effettivamente il personaggio principale del film si può notare nella scena finale, dove a narrare i fatti successivi della guerra è proprio lei, che in fin dei conti la guerra l’ha solo subita.
Colpiesce molto questo possibile parallelismo fra il morale di Evelyn, che rappresentano come influisce la guerra nella sua vita personale, e l’effetto della guerra stessa nella situazione umana.
Tutt’altro che apprezzabile è invece la sequenza dei soldati pieni di petrolio, che sembrano quasi camminare come zombie verso l’ospedale. Per carità, la guerra è tragica per definizione, ma la scena all’interno dell’ospedale aveva già colto nel segno.
Nel complesso il film è appena piacevole specialmente per la storia d’amore fra Evelyn e Rafe (in particolare la scena del tappo di bottiglia) e il suo conseguente risvolto con Danny. Forse è per questo dunque che la prima parte del film rimane più coinvolgente rispetto alla seconda.
VOTO


















6.5/10