Il trono di Spade (Got) – Recensione




Anno: 2011-2019 Ideatore: David Benioff, D.B. Weist
Il Trono di Spade (titolo originale: Game of Thrones, detto anche, e non solo dagli amici, “GoT”) colpisce per la sua popolarità, che l’ha fatta spiccare nell’immenso e caotico mondo delle serie TV negli ultimissimi anni. Ispirata alla saga fantasy di George R. R. Martin, Cronache del ghiaccio e del fuoco (titolo originale: A Song of Ice and Fire), la serie è stata abilmente diretta da David Benioff e D. B. Weiss. Prepotente, “GoT” si pone nella “top ten” delle serie con più alto budget (è una puntata di Friends a coronare il primo posto).

TRAMA
Si rivela piuttosto difficile designare la trama, ma di certo potremmo dire che si condensa intorno a una moltitudine – esasperatamente numerosa – di personaggi che sì, di certo hanno a che vedere con le figure tradizionali del fantasy, ma portano con loro ombre, segreti e “brutture” che rendono impossibile lo stabilirsi di un confine tra il bene e il male. La storia prende forma intorno alla lotta per il potere da parte di sette casate nobiliari, la quale provocherà guerre, massacri, violenze, tradimenti, e il male inonderà i mondi di Westeros ed Essos e li tingerà di sangue come se i mondi stessi fossero quadri imbrattati di continuo di un rosso denso e grumoso.
I personaggi mutano con l’accavallarsi delle stagioni; in primo piano, vediamo Tyrion Lannister (interpretato da un eccezionale Peter Dinklage, vincitore di un Golden Globe come miglior attore non protagonista), il nano amante del vino e delle belle donne, che si farà via via sempre più cupo, come la stessa serie; i suoi fratelli sono Jaime e Cercei, uniti da un viscerale e incestuoso amore che sembrerà portarli all’autodistruzione; vediamo poi Daenerys Targaryen, la “Madre dei Draghi”; della famiglia “Stark”, abbiamo, tra i principali, i fratelli Rob, Arya, Sansa e Bran.
Nel mondo fantastico descritto da Martin, un ruolo fondante va alle stagioni, che non sono come quelle sulla Terra: gli inverni e le estati durano anni e anni (da qui la famosa frase: l’inverno sta arrivando, winter is coming, la più rappresentativa e suggestiva dell’intera saga).
Gli episodi s’intrecciano scanditi da morti e battaglie, mentre nella mente dello spettatore prenderà forma la domanda: ma insomma, chi andrà sul trono di spade?



RECENSIONE (senza SPOILER)
“GoT” affonda le sue radici, inevitabilmente, nella letteratura del grande maestro Tolkien.
E’ una serie che presenta delle rimanenze di quel sapore che troviamo, ad esempio, ne Il Signore degli Anelli, o ne Lo Hobbit, eppure, se viene analizzata più nel profondo, troviamo tanti punti di rottura. Martin è, infatti, un “autore di rottura”, che rovescia tanti aspetti legati al fantasy tradizionale. Muta, in molti casi, l’iconografia, la cornice geopolitica e soprattutto la filosofia.
Ciò che emerge prima di tutto, è certamente l’ambiguità morale che caratterizza i personaggi, che li forma nel tempo. Come se in ognuno vi serpeggiasse sempre un che di malvagio, il quale “viaggia” di pari passo con quella parte buona; nessuno è mai veramente malvagio, nessuno è mai veramente buono. Personaggi sfumati, torbidi, incerti si agitano in questo mondo dai paesaggi incantevoli ma che sempre ospitano il malvagio, del marcio… La sfiducia che ognuno ha nei confronti dell’altro è un aspetto cardine della saga, come se ognuno avesse solo se stesso, come se fosse costretto a “bastarsi” sempre, e la “Barriera” (altro elemento importante, che “divide” la cittadina dagli Estranei, un popolo di “non-morti”, crudeli e agghiaccianti) diviene interiore, parte integrante della vita di ogni personaggio. C’è anche, ecco, l’idea del muro, che quasi ricorda il pensiero dei Pink Floyd (The Wall, 1979)…
Anche la kalokagathia (lo stereotipo nato nell’antica Grecia, secondo cui l’eroe dev’essere al contempo bello e buono) viene del tutto rovesciato; spesso, proprio i personaggi “più belli” esteticamente sono quelli più spietati e viscidi.
Si potrebbe dire che Martin ritrae l’incertezza viva e palpabile dei nostri tempi, le brutture che sempre coesistono, nel mondo, insieme alla sua bellezza.
Il bene e il male si mischiano, e continuiamo a chiederci dove risieda il mostro. In me, negli altri?

VOTO


















9/10