Il primo re – Recensione




Anno: 2019 Regia: Matteo Rovere Cast: Alessandro Borghi, Alessio Apice

TRAMA
753 a.C., i pastori Romolo e Remo, catturati dai soldati di Alba Longa a seguito dell’esondazione del Tevere, riescono a fuggire, accompagnati dagli altri ex-prigionieri della potente città. Ciò che segue è il racconto dei leggendari eventi che portarono alla fondazione di Roma.



RECENSIONE (senza SPOILER)
Il Primo Re è un film lineare, che affronta il tema della fondazione di Roma con alcune rivisitazioni, ma che segue tendenzialmente la successione degli eventi leggendari che portarono alla nascita della città di Roma.
Ecco perché, forse, ciò che sembra essere il fulcro del film, non è tanto il racconto degli eventi, quanto la ricostruzione della società, della religiosità, e più in generale della cultura delle popolazioni del Lazio dell’VIII secolo avanti Cristo.
Per rendere ancor più veritiera questa ricostruzione, il punto di partenza non può che essere la lingua: il proto-latino, una lingua ricostruita da professori dell’università La Sapienza di Roma, sulla base di epigrafi e scritte su oggetti di età pre-romana. Una scelta indubbiamente rischiosa che tuttavia consegna credibilità all’intero lavoro di Matteo Rovere, consentendo al pubblico, per quanto possibile, di calarsi nell’universo storico del 753 a.C.
Altro elemento decisivo risulta essere la religione: la forza della religiosità dei popoli italici pre-romani pervade l’intera sceneggiatura.La stessa sequenza di apertura del film è introdotta da una preghiera alla dea trina affinché interrompa le piogge. Ma senza dubbio, ciò che consente al film di raccontare al meglio la religiosità del mondo italico dell’VIII secolo a.C., è l’antropomorfizzazione della componente sacrale nella sacerdotessa della dea Vesta, figura centrale dell’opera che di fatto determina, attraverso le sue profezie, lo svolgimento dell’intero racconto.
L’elemento centrale, e fulcro degli avvenimenti è tuttavia l’identità guerriera degli uomini: la fedele ricostruzione, non solo degli armamenti, ma anche e soprattutto delle tecniche di combattimento di quel tempo e della mentalità guerriera degli uomini del 753 a.C., conferisce ancora maggiore autenticità a una narrazione indubbiamente cruda e violenta, ma necessaria, affinché il tessuto storico e sociale del periodo di svolgimento degli eventi sia raccontato nella sua completezza.
Al fine di raccontare l’esperienza umana di Romolo e Remo, Matteo Rovere si affida rispettivamente ad Alessio Lapice e Alessandro Borghi, che riescono a calarsi perfettamente nei rispettivi ruoli, dimostrando grande capacità espressiva, nonostante le difficoltà causate da una lingua di fatto elaborata ad hoc per il film.
Il Primo Re è perciò un film complesso, che riesce però senza alcun dubbio nel proprio intento di raccontare non solo la leggenda della fondazione di Roma, ma anche gli usi e i costumi delle popolazioni della zona centrale della penisola italica nell’VIII secolo avanti Cristo, con l’aiuto di un’ottima regia e di alcune scelte rischiose ma azzeccate, come la lingua, di cui abbiamo già parlato, e l’utilizzo della sola luce naturale, che conferiscono una autenticità altrimenti irraggiungibile.

VOTO


















9/10