Gifted – il dono del talento – Recensione




Anno: 2017 Regia: Marc Webb Casting: Chris Evans, Mckenna Grace, Lindsay Duncan

TRAMA
Mary è una bambina di 6 anni e mezzo alla quale è morta la madre e che non è stata riconosciuta dal padre.
Finisce quindi a vivere con Frank, lo zio.
Una volta cominciata la scuola Mary viene subito scoperta dalla maestra, la quale si rende conto che la bambina è in realtà un vero prodigio della matematica.
La preside della scuola consiglia allora a Frank di portarla in una scuola adatta alle sue competenze.
Lo zio non ha intenzione di portare la nipote in questa scuola, perché ci tiene che ella possa avere una vita normale. Dovrà però fare i conti con la madre, Evelyn Adler, nonna di Mary, che non vuole che il potenziale della nipote venga sprecato.
RECENSIONE (senza SPOILER)
Il film propone esattamente quello che ci si aspetta di vedere, e dopo la delusione della saga di “The Amazing Spiderman” Webb non poteva chiedere di meglio.
Semplice e scorrevole, ma profonda, la pellicola offre una storia totalmente coinvolgente.
Il regista porge la trama così com’è, trasparente, e lascia spazio ai sentimenti, quelli primordiali.
Mckenna Grace merita tanti complimenti, perché oltre a interpretare una bambina prodigio lo fa recitando come un prodigio, e questo alla tenera età di 11 anni.
Chris Evans si leva l’armatura da Capitan America per la prima volta negli ultimi 3 anni, e lo fa molto bene. C’è da dire che il suo personaggio rimane associabile a quello di un supereroe, anche se solo per la bambina, e questo facilita forse le cose all’attore; la scelta giusta è quindi del regista, che guadagna un altro punto a suo favore.
In una prima visione questo film può non sembrare straordinario ai più, ma se ci si lascia andare totalmente alle esperienze della bambina, cercando di capire cosa prova (il che è tutt’altro che difficile vista l’interpretazione della Grace) una persona che vive tali episodi a una così tenera età, il film può dare veramente tanto.
ANALISI (con SPOILER)
“Gifted” non è un film incentrato sul talento, bensì sulle sofferenze infantili, sui rapporti di fiducia, sui problemi familiari.
Mary è ben consapevole delle sue capacità, e forse per questo si mostra così serena e frizzante di fronte alla totale assenza dei suoi genitori.
È una bambina sorridente, simpatica, intraprendente, ironica, piena di personalità insomma, come lo stesso Frank dice alla maestra durante una scena del film.
Questa figura così positiva della bambina funge quindi da escamotage per far impersonare perfettamente lo spettatore con Frank, il suo tutore. Questo perché il legame fra i due ha una presenza massiccia nella trama, tanto da rappresentare esso stesso il vero protagonista del film.
Chiunque vorrebbe essere il padre di Mary, e non per il suo futuro luminoso già molto prevedibile, anzi, proprio per la sua personalità così solare. E forse è questo che Webb e gli autori del film voglio dirci: non è importante il talento che ha, quello che conta è che la bambina abbia una vita felice e qualcuno che la ami al suo fianco.
Questa tematica si palesa forse nella scena al tramonto dei due in contro-luce, dove Mary si arrampica in vari modi su Frank mentre gli porge domande esistenziali di un certo peso. Scena delicata e molto rasserenante.
Ma il frammento del film forse più incisivo e simbolico è quello in ospedale: quando Mary scopre che il padre, a poca distanza da lei, non ha neanche voluto vederla, rimane emotivamente devastata.
Frank, ex professore di filosofia, decide allora di portarla in ospedale, senza dirle il perché.
Dopo ore di attesa un neo-genitore esce dalla sala parto e in seguito all’annuncio del sesso del bambino tutta la sua famiglia si alza in piedi a festeggiare.

-That’s how it was when you were born.
-This happy?
-This happy.

Frank è consapevole di cosa ha bisogno Mary in quel preciso istante, e cioè della sicurezza di essere voluta, e amata. Non c’è modo migliore quindi di quello di fargli rivivere cosa è successo quando lei è nata: quello che succede a tutti i bambini, il che può sembrare banale, ma, tutt’altro, è fondamentale per ognuno di noi.
Infine la scena della separazione fra i due e quella del successivo ricongiungimento vantano di un grande impatto emotivo.
Gifted è un film che si può definire sorprendente, poiché sotto al velo del talento della bambina nasconde grandi tematiche sull’importanza di certi elementi nelle prime fasi di vita di tutti i noi; tutto questo con ottimi risultati.

VOTO


















8/10